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Interventi dei presidenti


Discorso del 13 dicembre 1967

13 dicembre 1967

L'apporto della corte Costituzionale
all'applicazione della costituzione

Presidente Gaspare Ambrosini

 

Il Presidente Ambrosini ha cominciato col ringraziare vivamente il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Mario Missiroli ed i giornalisti e rappresentanti della Radio e della Televisione del saluto e degli auguri rivolti alla Corte, alla quale giungono in questi giorni particolarmente graditi perché, mentre si compiono i dodici anni della sua vita, ricorre nel contempo il ventennio della Costituzione repubblicana.

I VENTI ANNI DELLA COSTITUZIONE
Rievocando l'opera che in condizioni difficilissime svolse l'Assemblea Costituente, Ambrosini ha messo in rilievo i principi fondamentali di libertà, di democrazia e di largo orientamento sociale che essa armonicamente adottò, e che volle garantire a mezzo della Corte costituzionale. Col che l'Assemblea dimostrò come il popolo libero può imporre a se stesso ed ai suoi rappresentanti un sistema di freni e controlli, che possono assieme salvaguardare i diritti degli individui, dei gruppi sociali e della Comunità statale.

I GIUDIZI AVANTI LA CORTE
Prima di riferire sull'attività della Corte il Presidente Ambrosini ha rivolto un memore omaggio ai suoi predecessori, De Nicola, Azzariti, Cappi ed agli altri Giudici scomparsi.

In riguardo alla instaurazione dei giudizi, che sono stati più di 200 nel 1967 e circa 2.500 nel dodicennio trascorso, il Presidente Ambrosini ha notato che la Corte, la quale, in base al diritto attuale, non ha iniziativa, non ha cioè potere di instaurare giudizi, ha interpretato le norme vigenti in modo da facilitare quanto più possibile la proposizione delle questioni di legittimità costituzionale.

SU ALCUNI PRINCIPI GENERALI ELABORATI DALLA CORTE
LA DIGNITÀ' DELL' UOMO
Passando dal campo procedurale a quello del diritto sostanziale, il Presidente Ambrosini ha premesso che si limiterà a sottolineare alcuni orientamenti fondamentali della Corte e a ricordare come anche le norme, che potevano sembrare enunciative di puri e astratti principi, hanno assunto, grazie alla giurisprudenza della Corte, una portata giuridica concreta, in quanto sono valse all'interpretazione di altre norme ed alla comprensione e migliore applicazione di tutto l'ordinamento nella sua unità.
Così, per quanto riguarda il rispetto della dignità e del decoro del l'uomo, la Corte ha affermato che l'autorità, anche quando sia chiamata, nell'interesse della collettività, ad esplicare poteri incidenti sui diritti degli individui, non può mai esercitarli in maniera da ferirne od intaccarne il decoro e la dignità.

IL LAVORO
Connesso col ricordato principio della tutela della dignità umana nei confronti del pubblico potere, è l'altro relativo all'esplicazione delle attività dell'uomo, specie per quanto riguarda il lavoro, che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica democratica.
Anche in questo campo la Corte ha fatto la più larga applicazione del principio nella soluzione delle numerosissime questioni relative ai problemi del lavoro, della conservazione del posto di lavoro, del riposo e delle ferie, della retribuzione, della prescrizione dei diritti dei lavoratori, ecc.. Basteranno due riferimenti.
La Corte ha osservato che la dignità umana può essere offesa dalla esiguità della retribuzione o dalla sconvenienza o durezza del luogo o delle condizioni di lavoro; ed ha enunciato il principio della protezione che nei rapporti di lavoro deve accordarsi alla parte più debole: per tutelare il contraente più debole contro la propria debolezza di soggetto interessato alla conservazione del posto di lavoro.

COMPENETRAZIONE DI DIRITTI E DOVERI
La compenetrazione di diritti e di doveri è nella natura delle cose, giacché non può esistere consociazione umana nella quale un individuo o un gruppo sociale esplichi, un proprio diritto fino al punto da ledere il diritto altrui egualmente garantito dall'ordinamento. Da questa compenetrazione di diritti e di doveri - che si ricava peraltro, anche dall'art. 2 della Costituzione che proclama, assieme al riconoscimento dei diritti, i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale - necessariamente deriva un contenimento nell'esercizio dei diritti.
Orbene, la Corte, fin dalla sua prima sentenza del 1956, ha svolto questo principio della necessaria limitazione che i diritti possono subire, enunciandolo come fondamentale e facendone poi applicazione nella risoluzione di questioni concrete.
D'altra parte, a questa limitazione dei diritti del singolo o del gruppo non può non corrispondere un freno ed una garanzia ancora più rigorosi, come, ad esempio, nel caso che la Costituzione dispone che una materia venga regolata "in base alla legge", conferendo così un potere all'autorità chiamata ad attuarla.
Ora, per evitare che l'esercizio di tale potere possa diventare esorbitante od arbitrario, la Corte ha stabilito che la legge deve indicare i criteri per l'esercizio di tale potere, i soggetti a cui può applicarsi, i controlli adeguati, l'obbligo della motivazione dei provvedimenti ed il diritto di ricorso contro di essi.

IL PRINCIPIO DELL'EGUAGLIANZA
E LA RAGIONEVOLEZZA DELLE LEGGI IMPUGNATE
Il Presidente Ambrosini è passato quindi ad occuparsi dell'interpretazione che la Corte ha dato degli articoli della Costituzione e degli Statuti regionali, approvati con legge costituzionale.
Tra gli articoli sui quali si è soffermato, ha messo in rilievo l’art. 3, non soltanto perché il principio dell'eguaglianza in esso proclamato è stato il più frequentemente invocato nei giudizi svolti dalla Corte, ma anche perché la Corte, per arrivare a decidere nel modo più rispondente alle esigenze di giustizia ed al sistema della Costituzione, ha dovuto procedere alle indagini più penetranti, ricorrendo spesso anche al criterio della razionalità o meno delle norme impugnate. È da notare in proposito che, nell'esplicazione di tale criterio di indagine, la Corte non ha interferito sulla competenza e sulle valutazioni discrezionali che competono al Parlamento, e che anzi non ha tralasciato occasione di dichiararlo, implicitamente e spesso anche esplicitamente, in numerosissime sentenze degli anni scorsi ed anche di questo 1967.

CONCLUSIONE
A questo punto il Presidente Ambrosini ha dato uno sguardo d'insieme alle numerosissime leggi di diritto privato e pubblico impugnate ed alla giurisprudenza della Corte; e da questa visione panoramica è stato portato a riaffermare alcune considerazioni di carattere generale attinenti all'opera svolta dalla Corte.

IL CONTRIBUTO DELLA CORTE ALL'ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE
Nel delicato periodo formativo del regime repubblicano, quando si sarebbe potuto correre il rischio che. la Costituzione subisse nella sua applicazione remore o deviazioni, la Corte ha dato un contributo essenziale per la chiarificazione e, talvolta, anche per la stessa integrazione dei dettati costituzionali, continuando così, in un certo senso, per mezzo dell'interpretazione, l'opera del Costituente.
Ove la Corte non fosse esistita, sarebbero ancora in vita tante leggi anteriori alla Costituzione, pur contrarie ai principi da essa stabiliti, ed altre leggi posteriori che la Corte ha dichiarato illegittime.
La vita della Costituzione è legata all'attività della Corte, che ne è garante e custode.
"Mentre mi appresto a lasciare il mio ufficio sento di potere paragonare la Corte Costituzionale ad un faro che con i suoi raggi illumina i principi di libertà e di giustizia posti dalla Costituzione "a fondamento per il progresso e l'armonico sviluppo del nostro Paese".
All'affermazione dei suesposti supremi principi di civiltà hanno dato l'inestimabile contributo del loro alto ingegno e dottrina i Giudici che lasciano ora la Corte, Antonino Papaldo, Nicola Jaeger, Giovanni Cassandro, e gli altri illustri Colleghi altrettanto benemeriti ai quali il Presidente ha rivolto un affettuoso fraterno saluto. Ed un caloroso saluto ha rivolto all'impareggiabile Segretario Generale ed al personale di ogni ordine e grado della Corte.

Avviandosi alla conclusione il Presidente Ambrosini ha indirizzato espressioni di omaggio a Giuseppe Saragat, che, eletto alla presidenza dell'Assemblea Costituente, ne avviò i lavori con un discorso di portata storica, e che ora, Presidente della Repubblica, rappresenta l'unità nazionale e dà la sua quotidiana, illuminata, tenace opera per il progresso della Nazione e per il mantenimento della pace nel mondo.
Ha inviato un fervido saluto ai Presidenti del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e del Consiglio dei Ministri, ed altresì alla Magistratura ed agli Avvocati dello Stato e del libero Foro.
Il Presidente Ambrosini ha infine espresso il più vivo ringraziamento al Presidente Mario Missiroli ed ai componenti il Consiglio della Federazione della Stampa, ai rappresentanti della RAI-TV ed ai giornalisti tutti che, seguendo con zelo e interesse i lavori della Corte, hanno contribuito e contribuiscono a diffondere quella conoscenza dell'ordinamento costituzionale, che è indispensabile in un regime democratico.



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